I mercati soffrono
Obama dà la colpa del downgrade al teatrino politico
Il problema è l’indecisione del “sistema politico”, non la “stabilità economica”, ha detto il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, mentre l’indice Dow Jones crollava sotto gli undicimila punti. Per spiegare che il cuore del downgrade del debito da parte di Standard & Poor’s ha a che fare con l’inconcludente litigiosità di Washington più che con il rischio d’insolvenza, Obama ha preso in prestito le parole di Warren Buffett. Leggi Obama, il Cav. Due pesi, due titoli e due misure dal blog Cerazade
8 AGO 20

La capacità dell’economia americana di pagare i creditori è la “buona notizia” che Obama ha dato nella conferenza stampa di ieri; quella cattiva è la “mancanza di una volontà politica”, l’introvabile buonsenso di un dibattere che si aggroviglia attorno ai nodi della becera battaglia di palazzo senza considerare l’orizzonte generale, quell’ “approccio equilibrato nel lungo termine” che il presidente va ripetendo da mesi. Nel passaggio di fuoco dal quadro tecnico alla cornice politica, Obama ha indicato due passi concreti: la riforma fiscale (“chi può permetterselo deve dare di più”) e “modeste modifiche” ai programmi di assistenza sanitaria tipo il Medicare (che garantisce la copertura agli anziani).
Non sono “passi radicali – ha detto Obama – ma iniziative di buonsenso” per tornare alla crescita economica. Su questo piano il presidente ha costruito un trampolino politico per dire quello che aveva detto alla convention democratica nell’agosto del 2008: “L’America può essere meglio di così”. Allora il male di cui liberarsi si chiamava George W. Bush, ora è la guerra di logoramento di Washington che Obama non è riuscito a fermare, quella che ha generato un’incertezza fotografata in modo impietoso dal downgrade del debito. “I mercati crescono e crollano, ma noi siamo gli Stati Uniti, un paese da tripla A”, una forza che nessuna agenzia di rating può imbrigliare, ha contrattaccato, legando l’orgoglio patrio ai militari americani uccisi sabato in Afghanistan.
Nonostante i riferimenti alla crescita, al mercato del lavoro e agli indicatori economici strutturali, il discorso di Obama ha ruotato intorno al problema politico del debito. Il giudizio sull’attendibilità dell’agenzia di rating che ha declassato i conti di Washington – diverse fonti dicono che anche Fitch, l’agenzia che ha usato toni più rassicuranti verso l’America, stia riconsiderando il suo giudizio – ha riprodotto in tono minore le condanne rabbiose arrivate dalla Casa Bianca dopo l’annuncio di venerdì, ma i mercati hanno risposto male. Obama ha scelto di scaricare pubblicamente il peso della situazione economica sul fronte politico, salvando i fondamenti dell’impianto americano dalle accuse dell’apocalisse strutturale. Il nemico presidenziale ha il volto fumoso dell’agone politico di Washington e porta i suoi tic paralizzanti; ma la Casa Bianca non può certo dirsi estranea alla cultura che mette sotto accusa.
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